|
1.1.1 La rivoluzione del container
Il range dei Paesi del Nord, da Le Havre ad Amburgo, ha anche la fortuna ?geografica? di godere di ampi entroterra pianeggianti, su cui ? stato possibile impiantare depositi, strutture di servizio, centrali organizzative, complesse strutture per lo stoccaggio e la movimentazione.
I nostri porti del Tirreno sono invece schiacciati dagli Appennini. Anche quelli giapponesi devono sopportare il carico di una natura non certo favorevole, cui si somma la difficolt? dovuta all?inurbamento cresciuto a dismisura alle spalle dei porti. Come sempre gli uomini del Sol Levante hanno risolto la questione con un tocco di genialit?: allargando le strutture verso il mare (off shore) anzich? verso l?entroterra. In misura minore la stessa cosa ? avvenuta anche da noi, nel caso di Genova e di altre realt?.
L?Italia ? l?ultima ad arrivare a concepire una radicale trasformazione delle sue strutture portuensi. Sul piano della containerizzazione, si muove dapprima il porto di Genova, seguito da quelli di Livorno, Napoli e Trieste. A lungo, ma anche per effetto di diverse altre concause, sconteremo questo ritardo sul piano dei traffici nazionali e internazionali.
Scaricato dalla nave, il container viene dunque caricato su camion o inoltrato per ferrovia sulle lunghe distanze.
A livello europeo, per iniziativa di 11 amministrazioni ferroviarie e della societ? Interfrigo che si occupa dei trasporti a temperatura controllata, nasce gi? alla fine del ?67 la societ? Intercontainer con l?obiettivo di gestire il traffico intermodale. Tra i primi collegamenti messi in atto vi sono quelli tra i porti del Nord Europa, tra Londra e Parigi, tra Rotterdam e Milano.
Numerose sono le innovazioni apportate, dall?adozione di nuovi carri al loro abbassamento per permettere il superamento di determinati gabarit. Ma la rivoluzione maggiore ? quella che viene dall?Inghilterra, in cui per la prima volta, sulla base di un calcolo rigoroso dei costi/benefici, viene definito e sperimentato il treno a composizione bloccata, che viaggia senza soste e ulteriori manipolazioni lungo distanze predefinite, superiori ai 300 km.
Il principio si affermer? anche in Italia, soprattutto con lo
sviluppo degli interporti. Non lontano da Genova si sviluppa il Centro di Rivalta Scrivia per la raccolta delle merci in containers. Verranno successivamente i centri di Padova, Verona e Bologna. In considerazione della conformazione della penisola, risulta fondamentale il trasferimento dei containers su treni che viaggiano per almeno 300/500 km senza arresti. Se questa ipotesi ? facilmente perseguibile lungo la direttrice Est-Ovest del Paese e di qui verso l?estero, ne risulta invece problematica l?applicazione nel senso Nord-Sud, che sulla carta appare invece la pi? naturale. Al Nord industrializzato fa riscontro infatti un Sud povero e debole economicamente, per cui i carri rischiano di partire pieni ma di tornare vuoti. E ci? contrasta con la regola economica principe cui abbiamo precedentemente parlato.
Come ? facilmente visibile dalla seguente tabella nel mediterraneo primeggiano Gioia Tauro ed Algeciras tra i porti hub, mentre tra i porti regionali svettano Genova, Barcellona e Valencia.
Containers movimentati nei principali porti mediterranei (migliaia di TEU)
| |
1996 |
1997 |
1998 |
| 1 Gioia Tauro |
572 |
1449 |
2125 |
| 2 Algeciras |
1307 |
1400 |
1826 |
| 3 Genova |
826 |
1,18 |
1266 |
| 4 Barcellona |
767 |
950 |
1095 |
| 5 Valencia |
710 |
790 |
1006 |
| 6 Malta (1) |
595 |
662 |
900 |
| 7 Pireo (1) |
575 |
600 |
900 |
| 8 Haifa |
548 |
669 |
834 |
| 9 La Spezia |
871 |
616 |
732 |
| 10 Marsiglia |
548 |
620 |
660 |
| 11 Damietta (1) |
600 |
600 |
650 |
| 12 Livorno |
417 |
501 |
535 |
| 13 Ashdod |
393 |
400 |
364 |
| 14 Napoli |
246 |
299 |
320 |
| 15 Salerno |
190 |
202 |
208 |
| 16 Venezia |
167 |
212 |
206 |
| 17 Trieste |
178 |
204 |
174 |
| 18 Ravenna |
191 |
188 |
173 |
| Totale |
9,701 |
11,542 |
13,974 |
| (1) Scali di transchipment |

|